Rantolo

Tra i nani, è quello stronzo e per niente fotogenico

mercoledì, giugno 29, 2005

Odio - II


ODIO QUELLI CHE hanno delle passioni che non riescono a controllare e ne parlano con tutti. Odio quelli che fanno del male anche se sono buoni. Odio quando mi sento preso in giro, quando mi guardo allo specchio e mi accorgo che non ho capito, quando sono debole, quando vengo prevaricato, colpito, passato sopra. Odio quelli che sono un po' nevrotici e un po' malati, e distillano gocce del loro veleno e delle loro nevrosi nella mia vita. Odio quelli che non hanno problemi, almeno apparentemente, e quelli che pulsano di una intensa energia animale, ferina, che non si può controllare.

Odio quando il discorso va nella direzione che non avevo previsto, odio quando paio stupido e quando paio troppo intelligente. Odio quando sono superbo, quando il discorso si arena, quando la mia voce diventa l'unica forma di intelligenza perché il cervello si è spento da tempo, e le parole escono irresponsabilmente. Odio quando non succede quel che attendevo e odio l'ansia dell'attesa, che conduce alla fine senza aver visto niente tranne che quel punto lontano nell'orizzonte che si avvicina con incalcolabile lentezza.

Odio le persone che lo scopri solo dopo ma era meglio se l'avevi capito prima. Odio i grigi, i mezzi toni, le modalità strane e anche un po' ambigue. Odio la moltitudine di sentimenti contrastanti che fanno di me e di altre persone delle contraddizioni a cielo aperto. Odio la mancanza di pazienza che ho con quelli a cui voglio bene, la pigrizia, la scarsa intraprendenza, l'intelligenza a targhe alterne, il senso del rincoglionimento, l'ansia di un futuro e un presente imperfetti.

Odio mio padre e odio la mediocrità, un sentimento che mi ha instillato lui. Odio le persone che non mi piacciono, odio le persone che non hanno niente da dirmi, odio le persone che non mi amano e odio anche parecchie delle persone che forse mi amano. Odio il tempo che spreco innervosito e innervosente, l'egoismo che metto nelle mie scelte e nel modo in cui calco anche solamente le suole delle scarpe mentre cammino. Odio, tra l'altro, quel testa di cazzo del pediatra che non è riuscito quasi quarant'anni fa a correggere un banale piede potenzialmente piatto, rendendolo un piede realmente piatto.

Odio il sapore e soprattutto l'odore della vita, intendendo con questo la sensazione che le nuove esperienze ed emozioni ti danno: odio l'odore del primo decollo, della prima scopata, del primo giro sulle montagne russe, del primo film arrivato finalmente al cinema, del primo amico col quale sdraiarsi sulla strada per guardare le stelle di notte in campagna, del primo dolore, del primo domani che senti sarà un domani e non capisci ancora quando arriverà. Odio anche il primo stipendio, ma solo sulla fiducia.

Odio la ressa di ipocriti, falsi, arroganti, arrivisti e intelligenti animali da preda che corrono come lupi in circoli, abbaiando e mordendosi, aspettando che i lenti si fermino e temendo che i veloci corrano più veloci. Odio la piega che sta prendendo il mondo, la storia, la vita, la mia vita e anche la mia camicia, a furia di star seduti. Odio le farfalle che vivono solo un giorno e che per noi, se sono le due oppure le quattro del pomeriggio quando muoiono, non si vede la differenza ma loro se la devono sentire su per il culo, fredda come la paura dei settantenni in tram sbatacchiati dal caldo mentre fissano un futuro che si è sciolto.

Odio essermi distratto, una mattina di tanto tempo fa, ed essere uscito da una casa che non trovo più avendo dimenticato dentro tutto quel che era importante. Odio che sia successo per generosità, amore e una buona dose di ingenuità. Odio.